Ci sono città che si scoprono visitando monumenti, musei e piazze. E poi ci sono città che, prima ancora di essere visitate, andrebbero assaggiate.
Gaeta appartiene decisamente alla seconda categoria.
Affacciata sul suo golfo, a metà strada – non soltanto geograficamente – tra Roma e Napoli, Gaeta è uno di quei luoghi dove il mare sembra entrare direttamente in cucina. Basta passeggiare tra il porto, i vicoli della città vecchia e Via Indipendenza per rendersene conto: qui la storia non si racconta soltanto attraverso chiese, castelli e antiche fortificazioni, ma anche attraverso profumi, ricette e piatti tramandati da generazioni.
E per iniziare il nostro viaggio nel gusto gaetano non possiamo che partire dalla regina incontrastata della tavola locale: la tiella.

La Tiella di Gaeta: due sottili sfoglie di pasta che racchiudono i sapori del mare e della terra.
A vederla potrebbe sembrare una semplice focaccia ripiena. Grave errore, esploratori del gusto!
La tiella è qualcosa di molto più serio.
È composta da due sfoglie di pasta che racchiudono un ripieno generoso e profumatissimo. La versione forse più famosa è quella con polpo, pomodoro e olive di Gaeta, ma la fantasia locale ha prodotto nel tempo moltissime varianti: alici, sarde, calamari, cozze, baccalà, scarola, cipolle e zucchine. VisitLazio la definisce l’emblema enogastronomico della città e ricorda come la ricetta sia stata tramandata attraverso le generazioni.
La sua origine racconta molto bene la cucina italiana più autentica: ingredienti semplici, disponibilità di ciò che offrivano il mare e la campagna e la necessità di preparare qualcosa di sostanzioso e facilmente trasportabile. Era infatti un piatto particolarmente adatto alla vita di pescatori e contadini e poteva conservarsi per diversi giorni.
E c’è un dettaglio fondamentale: la tiella non richiede posate.
Si taglia a spicchi e, secondo la migliore tradizione, si mangia con le mani.
Come spesso accade, le cose apparentemente più semplici sono anche quelle nelle quali è più difficile barare: l’impasto deve essere sottile ma capace di trattenere il ripieno, il bordo ben sigillato e l’interno saporito senza trasformare la tiella in una zuppa clandestinamente nascosta dentro una focaccia.
Piccole, scure e preziose: le olive di Gaeta

Le caratteristiche olive dal colore rosa intenso fino al violaceo.
Dentro molte tielle incontreremo inevitabilmente un altro piccolo tesoro locale: l’Oliva di Gaeta.
Il nome potrebbe far pensare a un prodotto esclusivamente cittadino, ma la zona tradizionale di produzione è più ampia. L’oliva deriva dalla cultivar Itrana, particolarmente diffusa nel basso Lazio, e la denominazione Oliva di Gaeta è registrata come DOP dal 2016.
La sua caratteristica colorazione va dal rosa intenso al violaceo e il sapore leggermente vinoso la rende perfetta non soltanto per essere mangiata da sola, ma anche per accompagnare pesce, sughi e naturalmente la nostra inseparabile tiella.
Insomma, una di quelle olive con cui è molto difficile applicare la regola del “ne assaggio soltanto una”.
Quando il mare arriva nel piatto
Ma sarebbe ingiusto ridurre tutta la cucina gaetana alla tiella.
Il mare offre materia prima e ispirazione per numerose preparazioni. Tra quelle ricordate dalla tradizione locale troviamo le calamarelle alla votapiatto, le polpette di alici e altre preparazioni semplici nelle quali il pesce viene lavorato senza troppi artifici.
La votapiatto merita già un premio per il nome.
Si prepara con piccoli calamari e appartiene a quella meravigliosa categoria di ricette popolari italiane nate probabilmente senza preoccuparsi troppo di diventare eleganti. L’importante era essere buone.
E ci sembra un principio gastronomico assolutamente condivisibile.
Accanto al pesce troviamo anche prodotti della terra come il pomodoro Spagnoletta del Golfo di Gaeta e Formia, inserito tra i prodotti agroalimentari tradizionali italiani: piccolo, saporito e legato da tempo alle coltivazioni della zona.
Mare e campagna continuano quindi a incontrarsi nello stesso piatto, esattamente come accade dentro una tiella.
E alla fine qualcosa di dolce…
Anche Gaeta ha naturalmente le sue tradizioni dolciarie.
Durante il periodo natalizio compaiono le sciuscielle gaetane, biscotti dalla forma allungata che ricorda quella delle carrube, un tempo molto diffuse nel territorio.
È forse proprio questo il bello della cucina locale: ogni ricetta sembra conservare un piccolo pezzo della storia del luogo, delle attività dei suoi abitanti e degli ingredienti che avevano realmente a disposizione.
Niente invenzioni costruite a tavolino per stupire i turisti. Prima vengono la terra, il mare e la necessità quotidiana; soltanto molto tempo dopo arriva la parola “gastronomia”.

Gaeta e il suo porto: quando il paesaggio spiega anche quello che arriva in tavola.
Così, dopo una passeggiata sul lungomare e tra i vicoli della città vecchia, il nostro suggerimento è molto semplice: cercate una buona tiella, scegliete il ripieno che vi ispira di più e dimenticate per qualche minuto forchetta e coltello.
Perché a volte per scoprire il vero gusto italiano non servono ristoranti sofisticati, ricette complicate o ingredienti esotici.
Bastano due sfoglie di pasta, quello che offre il mare, qualche oliva e una città che da secoli sa come metterli insieme.
Buon viaggio – e soprattutto buon appetito – esploratori del gusto italiano!